Lukas Mayr | *1994 Bolzano, vive a Bressanone
Fin da piccolo, le forme rotonde e sferiche attraggono magicamente Lukas Mayr – per lui è la forma più efficace presente in natura. Dalla goccia di pioggia in caduta libera alla bolla di sapone. Lukas scopre l’attrazione per l’arte nel 2017 attraverso un corso di telepatia: da installatore termoidraulico qualificato avverte il desiderio di qualcosa di più, frequenta seminari di crescita personale e dal 2018, per tre anni poi si forma come scultore del legno alla scuola professionale per l'artigianato artistico in Val Gardena dove approfondisce la “Geometria Sacra”. Le sue opere vogliono trasmettere energia positiva e sollevare domande in cui le persone trovino speranza. “Diventi ciò che fai” – secondo questa frase vive e lavora, come artista e come iniziatore della Triennale Klausen. Lukas è stato per cinque anni membro del comitato di Unika, gli scultori della Val Gardena, ed è membro del Südtiroler Künstlerbund. Dal 2021 svolge un'intensa attività espositiva in patria e all'estero. Più volte alla settimana, di notte, segue una ragazza con disabilità – incontri da cui, a suo dire, impara molto.
“Pietra filosofale”
Un masso di granito della Valle Isarco, rimasto per millenni sottoterra a Varna viene riportato alla luce. Lukas Mayr lo ha recuperato e collocato al centro della piazza di Fragen – imponente e tondo, piazzato sopra un letto di pietre più piccole; la sua sommità è dorata e luccica alla luce. Per Lukas la pietra è più che un materiale: è il legame tra l'essere umano e qualcosa di più alto. I primi utensili erano di pietra, le piramidi e Stonehenge di roccia massiccia – dove gli esseri umani hanno voluto creare qualcosa di duraturo sono sempre ricorsi alla pietra. “La massa è energia”, dice; per lui il peso è l'anima di un'opera, qualcosa che non si vede ma si sente. Il titolo rimanda a “L'Alchimista” di Paulo Coelho, dove la pietra filosofale rappresenta la trasformazione e la consapevolezza che la vera saggezza nasce solo dalla crescita personale. Così l'opera chiede a chiunque vi si soffermi davanti: Che cosa costruisci? Qual è la tua microcultura?